Quel gesto nobile dal sapore di vino mangiato con il Tartufo Truffleat

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L’idea di consolare il principe triste perché i tartufi non crescevano nella sua tartufaia reale, inviando sul posto i “medici” di Acqualagna, fu di quel genio di Paolo Nonni, capo pagina del “Carlino”. Acqualagna la raccolse e organizzò il viaggio con Marcello Di Piazza di Omnia comunicazione. Fui l’unico giornalista al seguito, peraltro silente e cammuffato: la casa reale non ammetteva occhi indiscreti. L’approdo a Sandringham fu surreale, tra immensi prati e un castello fiabesco al cui interno c’erano, sparsi nei tavoli, i puzzle che la regina Elisabetta, moglie del principe Filippo, iniziava ogni volta che si ritirava nella sua tenuta di campagna e mai finiva, ma che nessuno poteva toccare. Nemmeno lui, il Principe delle battute: “Lavori in corso”, riferito ai puzzle. E quando gli diededo il vanghino, lo girò alla rovescio: “Cos’è?”, chiese. Dopo la visita della tartufaia e la diagnosi, il conforto di potere un giorno raccogliere tartufi grazie agli amici di Acqualagna. Speranza che ripagò con un pranzo nel casino di caccia dove ci fece trovare un vino marchigiano: il Rosso Piceno di casa Monte Schiavo. Quando si dice la nobiltà.

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